1° Festival – Il teatro è civile (o non è)

6x3 teatro civile
21 Luglio

Finanza killer
a cura di Itineraria teatro
Chiostro San Domenico

Lo spettacolo FINANZA KILLER affronta in modo comprensibile e coinvolgente, a tratti anche molto divertente, il tema della crisi finanziaria mondiale esplosa nel 2008 a Wall Street, mettendo in chiara evidenza le trasformazioni apportate alle regole del sistema bancario italiano per permettere di spalancare le porte, anche in Italia, alla speculazione finanziaria.

Vi si chiariscono le idee sulla finanza speculatrice e sulle responsabilità anche individuali che ne hanno permesso la propagazione, si spiegano i semplici e diabolici meccanismi dei paradisi fiscali e le reali cause dell’aumento del debito pubblico.

Alla luce di questi meccanismi si comprende come “invertire la rotta” significhi scegliere un’economia che assicuri il necessario a tutti i viventi, che metta fine al saccheggio del Sud, che non dilapidi risorse in armamenti e guerre, che renda il mercato uno spazio di inclusione e non di esclusione, che faccia della finanza un mezzo non un fine. Un’economia per gli esseri viventi e per la terra.

Baranes nella prefazione allo spettacolo: “Il testo scritto da Fabrizio De Giovanni e Ercole Ongaro permette, in maniera semplice e divertente, di far riflettere sulle trasformazioni occorse nella società, e prima ancora di capire come potremmo intervenire per dare il nostro contributo nell’auspicato cambio di rotta”.

Ingresso a pagamento.

22 Luglio
Ab-Ulivia – Canto di un pensiero non potato e Francesco Padre
a cura di Il Carro dei Comici e Teatro dei Cipis
Chiostro San Domenico

Lo spettacolo “Ab-uli-via” nasce con l’intento di parlare delle condizioni dei giovani del sud.
Attorno ad un ulivo, gira una giostra umana dalle condizioni più varie.
Un canto di un pensiero non potato, che nasce con la testimonianza viva ed accorata di un contadino in età che piange per il vuoto nella terra lasciato da un ulivo spiantato e venduto ad un ricco dottore di Milano.
“e mò è tuttvachend” (ora è tutto vuoto). Il vuoto è  l’asse portante dello spettacolo.

I giovani come gli alberi, ancora oggi partono, certo più istruiti del mondo , ma sempre a cavallo di una valigia piena di precarietà ed inadeguatezza delle politiche sociali. Lasciando vuoti incolmabili e difficili da riempire per il significato fallimentare che determinano.

Si parla in modo ironico e divertente del preconcetto per il quale i contadini debbano restare, in  una impasse sociale e culturale, fermi nella cultura, nel sapere, nella crescita sociale, “come se alla vanga e alla calura non potesse far eco la cultura”…“ci hanno fatto innamorare di una cultura di massa senza direzione né autorevolezza, ci hanno fatto allontanare dai  mestieri di sudore perché ritenuti sporchi, cafoni ed inutili”(…).

L’ulivo poi visto come icona sacra con i suoi rimandi alla passione di Cristo, rami che diventano croci, pesi da essudare, calvari esistenziali di cui il Sud in particolare è carico. (…) “vigilate et orate, ut non intretis in tentationem”… Ab-Uli-Via è il grido di speranza e di dolore cui è sottoposta la “carne viva” della gente del mezzogiorno.

Il Carro dei Comici di Molfetta lungi dall’idea di politicizzare il luogo dell’arte, avverte l’esigenza, oggi più che mai, di essere anche teatro politico (nel senso nobile, greco, del termine) e mette a disposizione la sua arte per gli uomini che ne intenderanno favorire del pensiero la diffusione.

Di Francesco Tammacco. Con: Felice Altomare, Francesco Tammacco e Rosa Tarantino. Coreografie e danze Anna Ilaria Davvanzo, Musiche originali: Federico Ancona. Proiezioni video e montaggio: Michele Pinto (Morpheus ego)

Francesco Padre
A cura del Teatro dei Cipis

E’ una storia di giustizia negata, di verità nascoste e dell’oltraggio ad una intera città che ha fatto del lavoro del mare la sua bandiera.

Il FRANCESCO PADRE, era un peschereccio come tanti, a Molfetta, che come ogni domenica sera è partito per lavorare, la data sul calendario segna il 3 Novembre 1994, navigazione tranquilla, pescato regolare fino a quando un lampo , li colpisce in pieno. Da quel momento inizia una storia di depistaggi e di bugie che ancora oggi vanno in scena nelle aule di tribunale.

FRANCESCO PADRE è uno spettacolo per Molfetta, per quei lavoratori del mare che aspettano ancora in fondo al mare di avere giustizia, è uno spettacolo per quella marineria offesa, per tutti gli orfani di uno stato colpevole e bugiardo.

Il Teatro dei Cipis con Corrado la Grasta e Giulia Petruzzella vuole dare voce a quei cinque  uomini e un cane, vuole dare voce a quei fasci di legno intrisi di sale, a quelle reti mai tirate, a tutti gli imbarcati di Molfetta, della Puglia, di tutti i paesi di mare che sfidano la natura per portare il “pane a casa” .

di e con Corrado la Grasta e Giulia Petruzzella.

Ingresso a pagamento.

23 Luglio
Mi sa che fuori è primavera  
Reading di Concita De Gregorio
Chiostro San Domenico

Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si suicida travolto da un treno in Puglia. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. Solo un biglietto: «Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più».

Concita De Gregorio prende i fatti, semplici e terribili del 2011, ed entra nella voce della protagonista. Un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Scandisce l’esistenza di questa madre privata dei figli – qual è la parola per dirlo? – in lettere, messaggi, elenchi. Irina scrive alla nonna, al fratello, al giudice, alla maestra delle gemelle, abbozza ritratti, scava nei gesti, torna alle sue radici, trova infine un approdo. Dimenticare significa portare fuori dalla mente, ricordare è tenere nel cuore. Il bisogno di essere ancora felice, ripetuto a voce alta, una sfida contro le frasi fatte, contro i giudizi e i pregiudizi. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore.

Ingresso libero.

24 Luglio
Medea big Oil
a cura di Internoenki
Chiostro San Domenico

M.E.D.E.A. è l’acronimo con cui è denominato il master in Management dell’Economia dell’Energia e dell’Ambiente organizzato e gestito dall’Eni. Da questa strana fatalità, nasce l’idea di raccontare il dramma della Basilicata devastata dalle trivellazioni petrolifere, giocando con graffiante ironia tra gli archetipi del mito. Ma al mito greco fa da contrappunto costante il mito locale, quello incarnato dalla Madonna Nera, venerata sul Monte Sacro di Viggiano, ai cui piedi brucia la fiamma perenne del Centro Oli della Val d’Agri.

In questa terra, Dio Petrolio e Vergine Nera si fronteggiano da secoli in una sfida senza vincitori. Promesse elettorali e feste patronali, sogni di ricchezza e indulgenze plenarie, clientelismo e preghiere, slogan pubblicitari e canti popolari, continuano a raccontare una post-modernità senza tempo, scandita da un unico ritmo di demartiniana memoria. Ed ecco che canti di prefiche, litanie contro il malocchio, suppliche e chiacchiere di paese, si fondono in un coro barbaro, scomposto e travolgente, per raccontare uno dei più bizzarri e drammatici ossimori della nostra Italia: l’incredibile povertà della regione che possiede il più grande giacimento di petrolio su terraferma d’Europa.

Testo e regia: Terry Paternoster – interpreti: Teresa Campus, Patrizia Ciabatta, Ramona Fiorini, Chiara Lombardo, Monica Mariotti, Terry Paternoster, Gianni D’Addario, Raffaele Navarra, Donato Paternoster, Alessandro Vichi – produzione: Internoenki – audio e luci: David Barittoni

Ingresso a pagamento.

25 Luglio
Ragazzi di vita 
Fabrizio Gifuni
Piazza delle Erbe

Non si smetterebbe mai di ascoltarlo. Fabrizio Gifuni, dopo ‘Na specie de cadavere lunghissimo – spettacolo culto con la regia di Giuseppe Bertolucci, ideato e interpretato dall’attore, in scena da undici anni nei teatri italiani – torna a rendere omaggio all’intellettuale friulano a cui ha dedicato anni di studio appassionato. Si immergerà tra le pagine del suo primissimo romanzo, trasportandoci nelle giornate di quei ragazzi di borgata per restituirci la generosità e la violenza, il comico, il tragico ed il grottesco di questo sciame umano, in un percor o che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza.

Questo formidabile attore infatti, ci conduce dentro la fucina artistica di Pasolini, ce ne rivela il pensiero, l’amore sincero per le sue creature. Quelli che (come me) si sentono orfani di Pasolini l’altra sera al Franco Parenti avrebbero voluto abbracciarlo. (Maria Grazia Gregori,  delteatro.it, 10 giugno 2015)

Quelli di Gifuni non sono solo dei reading, accende di vita propria le pagine che legge. Riesce nello stesso tempo a far vivere e vedere le avventure di questi ragazzi di vita  ed anche a storicizzare l’opera
(Maurizio Porro, cultweek.com, 12 giugno 2015)

Fabrizio Gifuni sembra volare, mai un momento di incertezza, una ripresa, un affanno, un respiro di troppo, un affaticamento nella voce, un sopra tono o un sotto tono.
Un grande lavoro che a mio sommesso avviso può diventare un laboratorio per un teatro che esiste sempre meno. Una grande prova che racconta come stare su un palcoscenico sia studio, cultura, finezza interpretativa e profondo e faticoso lavoro artigianale: quello sul corpo.
Gifuni è morbido, fluido, versatile sfiorando cime e abissi senza rischiare di superarli. Non stona mai. In una parola sublime. (Ilaria Guidantoni, persinsala.it, 02 novembre 2014)

Ingresso libero.

26 Luglio
Premiazione 1° edizione del concorso di drammaturgia – Giuseppe Bertolucci

African Requiem 
Isabella Ragonese
Piazza delle Erbe

In un’atmosfera perennemente incerta, nebbiosa come la Mogadiscio descritta da Ilaria Alpi – prende vita un reading di luci ed ombre, dove una partitura di voci si amalgama continuamente alla musica.

Siamo nei dieci secondi successivi all’omicidio: un bagliore di luce, poi il caos di una faticosa presa di coscienza. Isabella Ragonese è un’Ilaria Alpi appena uccisa, che si desta come da un improvviso letargo e ripercorre la propria vicenda in un susseguirsi di saette di memoria.

Ne nasce una carrellata di tredici frammenti, incursioni spietate nella ferita ancora sanguinante di una Somalia contraddittoria, terra di torbidi compromessi e nefandi accordi mascherati dietro l’alibi di una beffarda cooperazione. In un vortice di evocazioni e di opposti stati d’animo, fra tesissime ascese e discese vertiginose, la tela del calvario si tesse e ritesse da sola, componendo un puzzle inaudito.

Scritto e diretto da Stefano Massini. Musiche originali di Enrico Fink  eseguite dal vivo da Enrico Zoi
Una produzione Il teatro delle donne/Officine della cultura

Ingresso libero

Prevendita biglietti presso l’ufficio IAT Molfetta

Gli spettacoli del 21, 22, 24 luglio saranno preceduti alle ore 18 da una tavola rotonda con gli autori su Crisi finanziaria, emigrazione giovanile e trivellazioni petrolifere.

 

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