Il Porto

IL PORTO (21). Nella prima metà del XVI secolo la costruzione di un molo attiguo al Duomo riuscì a proteggere parzialmente dal vento Greco-Levante l’ansa naturale di mare a ponente della città. Nel 1824, a seguito delle continue richieste della marineria locale, il Comune di Molfetta commissionò la costruzione di un porto, che prevedeva la creazione dei due moli di San Corrado e San Michele a protezione dai venti di Tramontana e Greco-Levante e la costruzione di un faro. Si trattava per Molfetta di un periodo di incremento del traffico mercantile e di sviluppo di quello peschereccio. Ci furono moltissime polemiche sui costi, ma alla fine il progetto, voluto dal re Ferdinando II, fu realizzato. Nel 1844 iniziarono i lavori. Con la costruzione del nuovo porto, il flusso commerciale crebbe enormemente tanto che nel 1882 ne fu avviato l’ampliamento : furono congiunti i due moli e costruito il molo foraneo. A queste opere seguirono la costruzione del molo Pennello nel 1890. La diga Salvucci invece, tra Cala S. Giacomo e il Santuario della Madonna dei Martiri, fu iniziata nel 1951.

SCALO DI ALAGGIO (22). Da sempre i maestri d’ascia molfettesi hanno lavorato nei luoghi adatti e comodi all’alaggio e al varo come il Largo della Porticella o la località Cala dei Pali. Su quest’ultima area e poi su quella della Maddalena fu attivata, a partire dal secondo Ottocento, una sempre più consistente attività cantieristica. Nel 1882 tutta l’area della Maddalena, l’odierno scalo di alaggio, era ormai occupata dai cantieri, con innumerevoli casotti per il deposito degli attrezzi, forniti della relativa licenza per l’occupazione del suolo. L’inizio del XX secolo vide un consolidamento di queste attività e, a Molfetta, lavoravano nel 1903 ben 174 maestri d’ascia e calafati e due operai addetti alla costruzione in ferro. L’aspetto odierno di questo tratto di costa non è cambiato rispetto all’inizio del 900, ci sono ancora i binari di legno che finiscono in acqua per il varo e l’alaggio, i vecchi depositi per le seste e gli attrezzi che convivono con attrezzature più moderne. L’attuale crisi del settore pesca non impedisce che le consolidate conoscenze e l’abilità dei maestri d’ascia continuino ad esprimersi nella piccola impresa per la costruzione di imbarcazioni in legno.

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